Che futuro ci aspetta?

Crescita eterna?

 

Spesso si pensa al futuro come una cosa "lontana", fuori dalla nostra portata per cui smettiamo di pensarci. Però il nostro futuro è quello dei prossimi anni, che non possiamo trascurare perchè in una fase di importanti cambiamenti quali quelli che viviamo, sapere dove stiamo andando ci permette di non perdere di vista la giusta strada.  

 

Quello che sentiamo oggi continuamente è che dobbiamo crescere: deve crescere la nostra economia, il nostro PIL, il fatturato, ecc. E le ricette in questo senso sono le più svariate. La verità è che però sembra che crescere stia diventando ogni anno più difficile. Come mai?

 

Senza entrare in complicate spiegazioni di tipo economico, vorrei segnalare un importante economista, Serge Latouche, che della crescita (o meglio della decrescita) ha fatto un proprio cavallo di battaglia in questi anni, nel tentativo di spiegare come la crescita infinita non sia sostenibile.

 

Nel suo ultimo libro (dal significativo titolo: "Per un'abbondanza frugale") egli spiega un concetto molto interessante: "Quando la crescita non c'è in una società della crescita - più o meno la nostra situazione attuale - lo Stato si trova legato mani e piedi, alla mercè dei suoi creditori, che finiscono sempre per imporgli una politica di feroce austerità: in primo luogo austerità salariale, abbinata alla distruzione dei servizi pubblici e alla privatizzazione di quello che ancora resta da vendere dei gioielli di famiglia".

 

Continua: "Così facendo lo Stato rischia di creare deflazione e di entrare nel ciclo infernale di una spirale depressiva. E' proprio per scongiurare il pericolo di entrare in questo ingranaggio che bisogna iniziare a uscire dalla società della crescita e a costruire una società della decrescita".

 

Nello spiegare cosa significhi una "società della decrescita", egli spiega alcuni importanti aspetti (che vedremo nei prossimi post), di cui uno occorre necessariamente parlare: "Non possiamo continuare a crescere indefinitamente: la crescita durevole è una impossibilità, e le politiche che si ispirano a questo concetto sono irrealistiche e addirittura pericolose".

 

"Ogni giorno ci rendiamo conto dell'impatto negativo dell'economia sull'ecosistema, il che dimostra che anche il ritmo attuale non può durare. L'aumento attuale dell'utilizzazione delle risorse naturali accresce i costi ecologici più rapidamente di quanto accresce i vantaggi della produzione, il che ci rende più poveri e non più ricchi. Lo sviluppo durevole deve dunque essere uno sviluppo senza crescita".

 

                                                                                        Mario Berri

            

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