Il problem solving?

Una questione di pensiero laterale

Un mese e mezzo fa, dopo 11 giorni di meritatissime vacanze , di ritorno in ufficio mi trovo a gestire una isterica  “gatta da pelare”… comunque la prendessi era una tragedia, un labirinto senza uscita, un intricato ingarbuglio di condizioni  che a confronto il cubo di Rubik  sembrava l’album da colorare di Winnie the Pooh.

 

Vi siete mai trovati in una situazione del genere? Scommetto di si!

 

Stavo vivendo una “crisi di autogoverno” che si caratterizza per stallo mentale e operativo.  La crisi infatti è determinata da una sorta di “loop” vizioso dovuto ad un pensiero statico, ripetitivo ed autogenerato sempre uguale a se stesso, che non consente di uscire dal problema percepito.

 

In questo caso il pensiero logico consequenziale non è di nessun aiuto, anzi, non fa che avviluppare ulteriormente i pensieri sugli stessi stereotipi, rafforzando i propri schemi mentali, facendogli percorrere le stesse strade battute e ribattute che non portano a niente, anzi allontanano dalla soluzione.

 

Lo Psicologo Edward de Bono scriveva che il nostro cervello è “un ambiente che permette alle informazioni di organizzarsi in modelli”. A questo punto il pensiero logico (o verticale) non fa che elaborare tutte le nuove informazioni “ingabbiandole” nei modelli precostituiti e con il tempo questi modelli tendono a irrigidirsi e auto referenziarsi e i nostri pensieri seguono delle vere e proprie “autostrade neuronali” ignorando altri percorsi.

 

L’unica nostra via d’uscita è esercitare il pensiero laterale, che scardina questi modelli e queste logiche lasciandoci liberi di andare fuori  dagli schemi, allargare i punti di vista e abbracciare nuovi paradigmi. Il cambio di prospettiva infatti ci fa arrivare alla soluzione attraverso la cosiddetta  “aha experience” o “insight” , ovvero illuminazione, intuizione.

 

Ed è proprio quello che successe  a me, quando  stanca di arrovellarmi il cervello decisi di andare alla mia lezione di Yoga per ritrovare serenità. Dopo solo 2 minuti a testa in giù…una folgorazione, una soluzione tanto brillante quanto banale: era l’uovo di Colombo!

 

Sabina Morreale

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